MILANO SCULTURA: la 3°edizione a La Fabbrica del Vapore

 

È l’evento MILANO SCULTURA 2017 di cui vogliamo parlarvi, che ci ha regalato ispirazione e la fortuna di conoscere talenti emergenti e artisti affermati.

Ancora una volta abbiamo potuto constatare la potenza dell’arte nel trasmettere messaggi così diversi ma ugualmente efficaci, se rappresentati dalla mano di artisti culturalmente ispirati. Partendo proprio da questo aspetto vorremmo sottolineare la diversità tra 2 artisti con una visione dell’arte apparentemente opposta ma dallo spirito straordinariamente somigliante.

#Flavio Pellegrini: NERO ESPRESSIVO

Solchi scultorei disegnano l’equilibrio delle forme, creando giochi di luci e ombre che solo il colore nero è in grado di restituire. La percezione non è data dal colore ma è data dalla luce che dona vita al ‘non colore’. È chiaro che il materiale (nello specifico un prodotto brevettato simile all’MDF ma colorato in pasta) è uno strumento impattante, carico di significato e indispensabile per le opere dell’artista. Tuttavia, non è l’elemento ‘madre’ della sua arte. La sua arte ha origine dagli algoritmi: un programma un programma cad li traduce in linee che, trasmesse alla fresatrice, vengono scolpite sul legno.

#Lucia Albertini: SCULTURE IN BRONZO

‘Ho visto che fotografavi una mia bambolina’, l’artista si avvicina e ci racconta la sua arte con estrema dolcezza ed entusiasmo. Il procedimento per la produzione di queste sculture è davvero lungo: si parte da una fattura artigianale in cera (materiale molto amato dall’artista) per crearne ‘lo stampo’ con la tecnica ‘a cera persa’. Solo il raffreddamento prevede 6 mesi di attesa, dopodiché rientra in gioco la mano dell’artista che conferisce i dettagli al volto e agli abiti delle sculture ed applica il colore con la tecnica della patina a caldo.

Analizziamo la loro arte:

Pellegrini impiega il suo tempo ‘di ispirazione’ negli studi matematici per creare algoritmi riconducibili alla sua emotività, in tutte le sue sfaccettature.

Albertini trova ispirazione durante la creazione dell’opera, in tempo reale, conferendo espressione e dinamicità in modo del tutto spontaneo e fisico.

Questi due artisti hanno un approccio opposto ma nelle loro opere è ugualmente forte la componente personale e palesemente percepibile perché carica di contenuti artistici. Siamo di fronte a delle personalità così forti da riuscire a mettere in dubbio il confine tra l’artista e l’opera d’arte. Così definite da porre il fruitore davanti a una scelta, averle entrambe sarebbe innaturale.

A questo punto l’affinità diventa personale, non si tratta di più di estetica, si tratta di sensazioni, di emozioni.

Che dire, si tratta di ARTE.

 

 

 

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